Antonio jr. Caccia

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* 11.11.1829 Trieste (I), † 18.2.1893 Lugano TI.

Di famiglia morcotese, ma nato a Trieste, dove trascorre gran parte della propria vita. Accanto all’attività di finanziere e amministratore dei vasti possedimenti coltiva, sulle orme dello zio Antonio (romanziere, autore del celebre Il castello di Morcote, 1861), la passione per la poesia (Sonetti finanziari, Lugano, Tipografia del Repubblicano, 1866) e il teatro: compone numerose tragedie in versi, pubblicate a Milano fra il 1862 e il 1864 per i tipi di Giuseppe Bernardoni: Ademaro, Andrea Doria, Cincinnato, Don Giulio d’Este, Re Salomone, Abelardo ed Eloisa, Cesare Borgia – portata in scena, secondo →Angelo Nessi, da Gustavo (ben più probabilmente Tommaso) Salvini nel 1862 – e l’azione storica degli esordi La congiura dei Fieschi (Torino, Fontana, 1852), dramma, come si legge nella prefazione dell’autore, composto in gran parte nel 1849 e non destinato alla rappresentazione scenica. Sebbene tratti lo stesso argomento, C. non si è ispirato a Schiller. Nella nota introduttiva insiste anzi sul fatto di essersi attenuto strettamente, a differenza del grande drammaturgo tedesco, alle fonti storiche. Sempre nella prefazione C. spiega, scusando i molti difetti della sua opera, il discostarsi dal modello dei classici con la necessità "sentita da tutti gli Italiani" di riformare lo stile drammatico. Fra le opere in prosa, ci è pervenuta soltanto la commedia La conquista d’uno zio (Lugano, Ajani e Berra, 1865), ma a tergo dell’Ademaro (1862) si annoverano fra le "altre opere dello stesso autore pubblicate " anche le commedie I due secoli, Il filosofo logico e Cencio Mosca. Ha inoltre scritto il libretto e composto le musiche per l’opera lirica in quattro atti di contenuto patriottico Gli Elvezi (andato in scena a Trieste, nel 1866, sotto la direzione di Alessandro Bartoli). Pur essendo profondamente legato alle vicende politiche dell’Italia – durante il periodo dell’unificazione si trasferisce a Torino e partecipa alle rivolte risorgimentali – non dimentica la terra dei suoi antenati, dove passa le estati e dove ha voluto essere sepolto. Ha lasciato in eredità alla città di Lugano la villa Malpensata – tutt’ora esistente – perché fosse adibita a Museo di Belle Arti.

Bibliografia

  • Giuseppe Zoppi, Scrittori ticinesi dal Rinascimento a oggi, Bellinzona, Istituto Editoriale Ticinese, 1936, p. 77.
  • Angelo Nessi, Scrittori ticinesi, a cura di Renato Martinoni e Clara Caverzasio Tanzi, Locarno, Dadò, 1997, pp. 113-115.


Autrice: Paola Gilardi



Fonte:

Gilardi, Paola: Antonio jr. Caccia, in: Kotte, Andreas (a.c.): Dizionario teatrale Svizzero, Chronos Verlag Zurigo 2005, vol. 1, pp. 323–324.

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