Cirillo Benigno Antognini

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* 19.2.1806 Chiasso TI, † 1855 Bahia (BR).

Quinto di undici fratelli, debutta a Lodi nel 1831. Come primo tenore vi interpreta la farsa di Giuseppe Gerli I falsi galantuomini dove, a detta del "Censore Universale dei Teatri", "seppe sostenersi da valoroso". Dal carnevale del 1832 si esibisce in teatri della provincia italiana interpretando opere quali Elisa e Claudio e Donna Caritea di Mercadante (rispettivamente a Codogno e Voghera), Il turco in Italia di Rossini (Codogno), Agnese di Ferdinando Paër (Voghera): la stampa coeva ne sottolinea la presenza scenica, la bellezza, il vigore vocale e il metodo di canto. Fra il 1833 e il 1834 la sua carriera si svolge nei centri degli Stati Sabaudi e in Lombardia (Tortona, Oleggio, Genova, Novara, Monza, Piacenza) in un repertorio che annovera opere di Ricci (Chiara di Rosemberg e Il nuovo Figaro) e di Donizetti, nel cui Elisir d’amore (Nemorino) raccoglie i maggiori suffragi del pubblico e della critica. Dopo una tournée in Sicilia, con applaudite esibizioni al Teatro Carolino di Palermo (Parisina, Torquato Tasso e Anna Bolena di Donizetti a fianco della grande Carolina Unger), viene ingaggiato al Teatro Valle di Roma dall’autunno del 1836 al febbraio del 1837. Fra i nuovi ruoli del repertorio si segnalano Arturo ne La straniera di Bellini, Adriano ne Il crociato in Egitto di Meyerbeer, Edgardo in Lucia di Lammermoor di Donizetti, un autore che, alla luce delle successive esibizioni nel 1838 al Mauroner di Trieste, al Filarmonico di Verona, all’Apollo di Venezia, predilige. Non mancano incursioni nell’universo rossiniano: Semiramide (Idreno) e Cenerentola (Ramiro) che, interpretate nel 1839 al Teatro Carcano di Milano, ne evidenziano la propensione al canto di coloratura. Lo troviamo inoltre ad Alessandria in Beatrice di Tenda (Orombello) di Bellini e in Belisario (Alamiro) di Donizetti, nonché a Livorno ne Il pirata (Gualtiero) di Bellini, e viene acclamato al Grand Théâtre di Lione e nel sud della Francia annettendo al proprio carnet nuovi titoli donizettiani (Lucrezia Borgia, Marin Faliero), belliniani (Capuleti e Montecchi), mercadantiani (Il giuramento), rossiniani (Mosè). Le notevoli affermazioni ne autorizzano l’ingaggio per il Teatro Italiano di New York e dell’Avana, dove il suo successo assume tratti divistici. Fra i nuovi personaggi: Pollione in Norma di Bellini e Tamas in Gemma di Vergy di Donizetti. Rimpatriato, si stabilisce a Lugano, dove nel 1848 si unisce al celebre soprano Giuditta Pasta in accademie di canto a favore dei fuoriusciti italici. Negli ultimi anni di vita svolge attività d’impresario, pur comparendo (nel 1854-55) nella duplice veste di capocomico e di primo tenore in una compagnia di canto destinata a Bahia, in Brasile, dove l’A. viene stroncato da una recrudescenza dell’epidemia di vomito nero (ne dà notizia "L’Italia Musicale" di Francesco Lucca, il 30 maggio 1855).

Bibliografia

  • John Dizikes, Opera in America: a cultural history, New Haven e Londra, Yale University Press, 1993;
  • Giorgio Appolonia, Cirillo Antognini. Un caso di emigrazione artistica, in La musica nella Svizzera Italiana, a cura di Carlo Piccardi, "Bloc Notes", 48, giugno 2003, pp. 127-139.


Autore: Giorgio Appolonia



Fonte:

Appolonia, Giorgio: Cirillo Benigno Antognini, in: Kotte, Andreas (a.c.): Dizionario teatrale Svizzero, Chronos Verlag Zurigo 2005, vol. 1, p. 57.

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