Fleur Jaeggy

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* 31.7.1940 Zurigo, all’anagrafe Annemarie Claude Fleur J.

Di padre svizzero e madre italiana, all’età di cinque anni viene mandata in un collegio femminile dell’Appenzello dal quale fuggirà a diciassette anni. Dopo un breve soggiorno locarnese, nel 1968 si trasferisce a Roma e in seguito a Milano, dove ha inizio la sua produzione narrativa. Esordisce con Il dito in bocca (1968), cui fanno seguito L’angelo custode (1971); Le statue d’acqua (1980); I beati anni del castigo (1989, Premio Bagutta), rievocazione dei turbamenti adolescenziali in un collegio appenzellese, La paura del cielo (1994, Premio Moravia 1994 e Premio Lipp Zürich 1998) e Proleterka (2001), tutti pubblicati dalla casa editrice Adelphi di Milano. Agli esordi si dedica anche al teatro: L’angelo custode viene adattato per le scene e rappresentato dalla compagnia I Segni dapprima al Teatro Beat (1973) e un anno più tardi al Teatro Flaiano di Roma, per la regia di Giorgio Marini. È inoltre autrice della commedia Un tram che si chiama Tallulah, incentrata sul fiasco vissuto nel 1956 dall’attrice Tallulah Bankhead con Un tram che si chiama desiderio di Tennessee Williams. Presentata al Festival dei Due Mondi di Spoleto nel 1975 per la regia di Giorgio Marini, con musiche di Giuseppe Mazzuca e Sergio Rendine, quest’opera è stata ripresa da →Alberto Canetta in una versione radiofonica con Diana Torrieri (1979) e sulla scena del →Teatro la Maschera, per l’interpretazone di →Ketty Fusco (1984). Ha scritto inoltre per la RSI il radiodramma Gita al castello (1979, regia di Alberto Canetta).



Autrice: Paola Gilardi



Fonte:

Gilardi, Paola: Fleur Jaeggy, in: Kotte, Andreas (a.c.): Dizionario teatrale Svizzero, Chronos Verlag Zurigo 2005, vol. 2, p. 914.