Gian Pietro Riva

Aus Theaterlexikon
Wechseln zu: Navigation, Suche

* 18 .10.1696 Lugano TI, † 19.12.1785 Lugano TI.

Di nobile famiglia luganese, compie gli studi inferiori presso il collegio Sant’Antonio di Lugano, a quel tempo l’istituto più importante della regione. Nel 1714 viene accolto nell’ordine dei Padri Somaschi ed è consacrato sacerdote nel 1719. Insegna per diversi anni Umanità e Retorica a Lugano, Pavia e Como. Nel 1724, a soli ventotto anni, è eletto successore di Carlo Innocenzo Frugoni alla prestigiosa cattedra di Retorica dell’Accademia del Porto di Bologna. In breve tempo conquista la stima dei letterati bolognesi ed è beneaccolto alle riunioni della locale colonia arcadica e nei salotti eruditi. Durante il proficuo periodo bolognese compone la maggior parte delle sue poesie e rime d’occasione (sotto lo pseudonimo arcade di Rosmano Lapiteio). Su invito dell’amico G.P. Zanotti e del dotto editore Lelio Dalla Volpe collabora anche, redigendo il primo canto, alla fortunata versione in ottava rima del Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno di Giulio Cesare Croce, data alle stampe nel 1736. R. inaugura la sua attività teatrale, continuando la tradizione iniziata nel secolo precedente dal somasco Filippo Merelli, con la traduzione in versi sciolti di una tragedia francese, il Teseo di De la Fosse, recitato dai convittori dell’Accademia del Porto durante il carnevale e pubblicato nel 1725 presso la Stamperia Sassi di Bologna. Nel 1726 traduce e porta sulla scena, sempre a Bologna, l’Ifigenia di Racine. In campo teatrale l’ambiente bolognese, al quale R. rimarrà sempre profondamente legato, è all’avanguardia rispetto al resto della Penisola. Alla città felsinea spetta infatti – accanto a Roma – il primato di rappresentazione e pubblicazione. Il crocchio di letterati bolognesi attorno al marchese Orsi, di cui fanno parte Eustachio Manfredi, Pier Jacopo Martello, G.P. Zanotti e – seppur marginalmente – il Riva stesso, contribuirà inoltre in modo considerevole alla diffusione del teatro francese e in generale alla riforma del teatro italiano. Rientrato a Lugano – a partire dal 1732 è rettore del Collegio Sant’Antonio – continua a dedicarsi al teatro. Nel 1733 traduce e fa recitare dai convittori luganesi due commedie di Molière: L’avaro e Il matrimonio per forza, unite poi, assieme all’Ifigenia di Racine, in un volume uscito nel 1735 dai torchi dell’editore milanese Richino Malatesta. Nello stesso anno volge in versi italiani l’Andromaca di Racine, del cui manoscritto non rimane purtroppo alcuna traccia. Nel 1737 l’editore bolognese Lelio Dalla Volpe gli propone di stampare in traduzione italiana l’opera omnia del commediografo francese. Scrupoli di ordine religioso-morale da parte del padre somasco mandano a monte l’ambizioso progetto. Dopo il 1743 abbandona i suoi interessi letterari e teatrali, ma attorno al 1770 riprende in mano le commedie di Molière e riesce quasi a completare la sua opera traduttoria. Sebbene un decennio più tardi il marchese Hercolani gli avesse offerto di pubblicare le traduzioni, il manoscritto – ora conservato alla Biblioteca Cantonale di Lugano e contenente 22 commedie – è rimasto inedito.

Bibliografia

  • Giuseppe Marinoni, Padre Gian Pietro Riva, Lugano, Grafiche Gaggini-Bizzozero, 1969;
  • Laura Maggi Notarangelo, Gian Pietro Riva traduttore di Molière, Bellinzona, Casagrande, 1990.

Fondi

  • Biblioteca cantonale di Lugano (fondo di manoscritti).


Autrice: Paola Gilardi



Fonte:

Gilardi, Paola: Gian Pietro Riva, in: Kotte, Andreas (a.c.): Dizionario teatrale Svizzero, Chronos Verlag Zurigo 2005, vol. 3, pp. 1504.

Normdaten