Opera lirica nella Svizzera Italiana

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Il Ticino è un cantone piuttosto giovane per quanto riguarda la fruizione e la diffusione della musica cosiddetta colta. Città come Lugano, Locarno e Bellinzona, pur presentando strutture atte a fornire al pubblico spettacoli operistici da quasi due secoli, non sempre hanno potuto garantire una parallela produttività. Da qui l’esigenza di ospitare compagnie estere di giro che hanno allestito spettacoli teatrali d’opera: fenomeno tuttavia avvenuto, almeno per quanto concerne Lugano, con costante regolarità a partire dal 1806, anno in cui il capoluogo del Ceresio si dota di un teatro in muratura, il →Teatro Sociale. Già dal 1782 è tuttavia accertata la presenza di lavori di Cimarosa (L’italiana a Londra) e di Paisiello (La frascatana) in un teatrino ligneo eretto sulla piazza principale ("Nuove di diverse Corti e Paesi", 19 settembre, "Gazzetta di Lugano", 7 settembre). Il Teatro della Bandoria – poi Sociale – apre i battenti la sera del 4 ottobre 1806 con Griselda di Ferdinando Paër allestita dall’impresario Gaetano Montignani, già responsabile delle produzioni del Teatro Sociale di Varese. Dall’anno successivo tale mansione viene assolta in alternanza a Carlo Re, il cui nome si lega alla gestione dell’omonimo teatro milanese, ed a Vincenzo Pezzi. Dagli anni Trenta si avvicenderanno impresari e appaltatori della sfera milanese: Gaetano Cordella, Achille De Bassini, Camillo Manzoni, Isidoro Guffanti, Achille Guidi, Giovanni Scannavino, Vincenzo Cardella, Camillo Parodi, Buranelli e Piontelli che porteranno a Lugano soprattutto i capolavori di Bellini, Donizetti e Verdi. Fra gli esecutori si annoverano nomi di certo pregio quali Virginia Pozzi, Adele Borghi, Gaetano Nulli, Angelo Boccomini, Giuseppe Gerli per non trascurare la presenza, in concerti benefici nel 1848, di Giuditta Pasta, Elisa Taccani, Felice Varesi e →Cirillo Antognini. Con la contemporanea attività operistica presso il →Castello di Trevano e dopo la parentesi del →Teatro Rossini, struttura lignea dalla breve vita di quattro sole stagioni dal 1892 per la direzione di Carlo Zambianchi ed Angelo Ziglioli, il melodramma riconosce un’idonea sede nel Teatro Apollo, inaugurato il 26 dicembre 1898 con Rigoletto di Verdi per l’impresa Reggiani e Braggio. Nelle stagioni successive gli spettacoli verranno appaltati a vari impresari: Rodolfo Tetrazzini, Pietro Cesari, Pietro Corsi, Drog e Bottan, Tommaso Barberis, Emma Amadei, Augusto Lurati, Walther Eberhard, quest’ultimo alla testa della Compagnia d’Opera di Stoccarda, →Max Sauter-Falbriard e nel 1822 Radames Trotta, artefice di una storica messa in scena della verdiana Aida. Signifcative le presenze vocali negli anni che precedono il secondo conflitto mondiale (Luisa Tetrazzini, Domenico Viglione-Borghese, Giovanni Manurita, Lorenzo Conati, Afro Poli).

Dal 1946, rinnovato nelle forme, l’Apollo assume la denominazione di →Teatro Kursaal, ospitando di volta in volta i più rinomati artisti a livello internazionale e, con la collaborazione della locale Orchestra della Svizzera Italiana guidata da →Bruno Amaducci, intraprende anche la produzione di spettacoli quali Il barbiere di Siviglia di Rossini (1985, regia di Filippo Crivelli), La traviata (1986, regia di Margherita Wallmann), L’elisir d’amore (1987, regia di Crivelli). Tralasciando la pur significativa parentesi artistica presso il Padiglione Conza (1949-59) e l’onerosa attività radiofonica della →Radio Svizzera Italiana (RSI), si giunge nel 1975 all’inaugurazione del →Palazzo dei Congressi con Juditha Triumphans di Vivaldi. Nella produzione degli spettacoli non sono infrequenti le collaborazioni con il Collegium Musicum Italicum nella direzione di Renato Fasano, importandosi altresì spettacoli di giro prodotti dallo →Stadttheater di Lucerna (1976-78), dalla Scala di Milano (La testa di bronzo di →Carlo Evasio Soliva, 1980), dall’Ente Lirico Arena di Verona (1977-82), dallo →Stadttheater di San Gallo (1985), dalla Junge Oper Wien (1986), dalla Wiener Mozart Oper (1988). Dal 1979 è la →Televisione della Svizzera Italiana a produrvi annualmente uno spettacolo operistico; si ricordano, sempre con la regia di Crivelli: La finta giardiniera di Mozart (1979, direzione →Marc Andreae); Lo speziale di Haydn (1982, Andreae), La scala di seta di Rossini (1983, →Francis Travis), Il segreto di Susanna di Wolf-Ferrari e Arlecchino di Ferruccio Busoni (1984, Travis), con costumi di Franca Zucchelli e scene di →Peter Bissegger (1982-83) e Max Stubenrauch (1984). L’ultima produzione è Il matrimonio segreto di Cimarosa (1986, direzione di Travis, regia di Crivelli, scene e costumi di Emmanuele Luzzati).

Appare di minor rilievo - e non ancora studiata a fondo - l’attività operistica a Bellinzona, dove gli spettacoli vengono allestiti a partire dal 1848 presso il →Teatro Sociale. Nel 1854 si ha notizia di rappresentazioni di Lucrezia Borgia di Donizetti (in un adattamento cameristico) e Chi dura vince di Ricci; nel 1857 il già citato Camillo Parodi porta Linda di Chamounix di Donizetti; nel 1876 la milanese Agenzia Betti propone le verdiane Un ballo in maschera, La traviata, Il trovatore e Belisario di Donizetti. Sotto l’impulso del direttore della Civica Filarmonica, →Luigi Tosi, a partire dagli anni ’20 del Novecento il Sociale conosce nuovi allestimenti operistici: La Bohème di Puccini e La favorita di Donizetti, nel 1923, Cavalleria rusticana di Mascagni e Pagliacci di Leoncavallo nel 1926, Faust di Gounod nel 1931, Un ballo in maschera di Verdi e Fedora di Giordano nel 1933. Nel 1935 sarà la RSI a presentare, con notevole successo, una propria produzione operistica a Bellinzona, il Don Pasquale di Donizetti, per tornarvi l’anno successivo, in occasione della "Giornata della Radio", con Cavalleria rusticana di Mascagni e la radiorchestra diretta da →Leopoldo Casella.

Nel locarnese bisogna attendere la costruzione del →Teatro di Locarno per veder attestate sulle rive del Verbano le prime rappresentazioni d’opera: con il concorso dell’Orchestrina del Grand Hotel, la prima stagione ha luogo nel 1902 (Il barbiere di Siviglia di Rossini e Don Pasquale di Donizetti), seguita l’anno successivo (con l’intervento della locale corale "Armonia") da La traviata di Verdi e La sonnambula di Bellini. Per la stagione 1904 →Ruggero Leoncavallo cura l’allestimento di Pagliacci (in programma vi sono pure Cavalleria rusticana di Mascagni e Il maestro di cappella di Paër). Anche il "Carro di Tespi" (istituzione di teatro per le campagne, messa in atto direttamente dal Mincultpop) viene invitato a Locarno, grazie alla mediazione di Camillo Beretta: un vero trionfo per la presenza di Beniamino Gigli e Maria Caniglia, sotto la direzione di Vincenzo Bellezza (1938). Le stagioni d’opera sono tuttavia meno regolari (dagli anni ’30 coincidono con la Festa delle Camelie, →Festspiel nella Svizzera Italiana) e scompariranno quasi del tutto nel dopoguerra, con le eccezioni di un concerto di Toti Dal Monte e di una stagione al cui centro sta Lina Pagliughi (con Il barbiere di Siviglia, Lucia di Lammermoor, Bohème, Rigoletto, La traviata) nel 1946. Per quanto attiene al Locarnese, va tuttavia segnalata nel dopoguerra la serie di produzioni che fanno capo alle →Settimane Musicali di Ascona (in particolare nel periodo 1976-87), con allestimenti assai raffinati (Les troqueurs, opera buffa in un atto di Antoine D’Auvergne, 1983, coreografia di Sarah Cremer, direzione di Stephen Preston, danzatori e strumentisti del London Baroque Dance Theatre). Sporadiche rappresentazioni operistiche sono inoltre attestate nel →Cinema Teatro di Chiasso (La traviata, Rigoletto, Norma, 1936, dirette da Alberto Cheli; Rigoletto e Madama Butterfly, 1946, diretti da Gino Bersanti), che ha privilegiato, oltre al cinema e alla prosa, l’operetta (con le compagnie milanesi di Enrico Dezan).

Bibliografia

  • Il Teatro di Lugano (1782-1852), "Bollettino Storico", Anno III, 1881, pp. 33-37;
  • Casimiro Fratecolla, Il teatro di Bellinzona, in: "Il Dovere", 11.4.-14.4.1919;
  • Mario Agliati, Il teatro Apollo di Lugano, Lugano, Istituto Editoriale Ticinese, 1967;
  • Giorgio Appolonia, Duecento anni di opera a Lugano, Locarno, Dadò, 1996;
  • Renato Reichlin, Il Teatro Sociale di Bellinzona. Uno spettacolo di Teatro, Bellinzona, Fondazione Teatro Sociale di Bellinzona, 1997;
  • Simone Gojan, Luoghi teatrali in Svizzera, Zürich, Chronos Verlag, 1998;
  • AA.VV., Cinema Teatro di Chiasso. La Modernità di una tradizione culturale, a cura di Nicoletta Ossanna-Cavadini e Luca Saltini, Chiasso, Associazione Amici del Cinema Teatro, 2001;
  • AA.VV., Amor ci mosse. I cent’anni del teatro di Locarno, a cura di Gian Carlo Bertelli, Locarno, Dadò, 2003.


Autore: Giorgio Appolonia



Fonte:

Appolonia, Giorgio: Opera lirica nella Svizzera Italiana, in: Kotte, Andreas (a.c.): Dizionario teatrale Svizzero, Chronos Verlag Zurigo 2005, vol. 2, pp. 1348–1349.