Plurilinguismo teatrale nella Svizzera Italiana

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Intendiamo trattare il problema del plurilinguismo in ambito teatrale in relazione alle lingue altre da quella ufficiale del Cantone Ticino e dei tre distretti del Grigioni Italiano, lasciando in secondo piano il pur importante ruolo del dialetto in relazione alla "Lingua Matrigna" (Bianconi, 1980), che in queste regioni è stato, fino agli anni Ottanta, l’italiano (Antonini, Moretti, 2000). Dal profilo storico, una sia pur sommaria analisi del plurilinguismo, in ambito teatrale, nella Svizzera Italiana (SI), non può prescindere dall’evoluzione del quadro geo-politico. Nella definizione stessa di SI è implicita una visione territoriale dell’unità linguistica, che trova il suo ancoraggio nella Costituzione Federale (art. 116, 1938, revisione del 1995; articolo 70, CF 2000), ma non rende conto dei conflitti che una regione politicamente elvetica, ma culturalmente legata all’Italia, ha attraversato nel corso della sua storia. Definizioni come "Svizzera Italiana", secondo Sandro Bianconi, sono vere e proprie "etichette storicamente inadeguate e fuorvianti", cui andrebbe preferito, almeno fino alla metà del secolo decimonono, la formulazione "Lombardia svizzera" (Bianconi, 1989). La minore conflittualità linguistica nei confronti della dominazione politica elvetica che caratterizza questi territori prima del tardo Ottocento è il frutto dei legami con le giurisdizioni ecclesiastiche comasca e ambrosiana (Lurati, 1998): è in quest’ambito che, nel corso del ‘700, abati somaschi quali →Giampiero Riva o →Francesco Soave, approfittano di una più generale propensione al cosmopolitismo per tradurre e rappresentare le opere della drammaturgia transalpina (in particolare francese). Più difficile è stabilire l’attività delle Wandernden Theatertruppen sul territorio della SI, vista l’esiguità dei documenti ufficiali sinora reperiti: Fehr (1949) parla di rappresentazioni sporadiche, ma le ricerche documentate in questo campo non sono neppure abbozzate (Gojan, p. 265). Uguale discorso, allo stato attuale delle ricerche, per l’attività teatrale nell’Ottocento: sebbene le stagioni dei teatri cittadini di cui si ha notizia sembrino dominate dalle rappresentazioni di compagnie di giro italiane (Borisi-Micheluzzi, Codognola, Ducci, Salvini, Diligenti) e da una fitta attività operistica (Apollonia, 1992), Agliati ha potuto schedare, soprattutto per quanto attiene all’operetta e il genere "rivista", una serie di rappresentazioni in tedesco e francese, alla fine del secolo, presso il Teatro Apollo di Lugano (Agliati, 1969).

Storicamente, tuttavia, è il 1882 il punto di svolta della realtà linguistica regionale, in particolare ticinese: con l’apertura della galleria ferroviaria del San Gottardo, la percentuale di alloglotti nei territori italofoni della Confederazione esplode (dal 1880 al 1941 la presenza germanofona, in particolare, passa dall’1% al 7%). Il conflitto è aggravato dalla ripartizione geografica della presenza alloglotta; ancora nel 1990 (Bianconi/Gianocca) nella Svizzera Italiana si potevano contare 21 comuni di dimensioni superiori a 400 abitanti, in cui la percentuale di persone con il tedesco come lingua principale era uguale o superiore al 18%. "La potente colonia confederata, che si insediò in posizioni socialmente predominanti e privilegiate nel territorio, sembrò all’inizio cercare la segregazione piuttosto che l’assimilazione, istituendo le proprie scuole, i propri giornali" (Ceschi, 1986). In quest’ottica possono essere lette anche le prime "colonie" culturali che scelgono quella che ormai viene definita Sonnenstube per proseguire un proprio discorso artistico, che non cerca necessariamente contatti con il territorio ospite: dal 1900 al 1917 la comunità del →Monte Verità di Ascona dà luogo a rappresentazioni, sotto la direzione di →Rudolf von Laban e →Mary Wigman, che non mobiliteranno nella popolazione locale un particolare interesse, i componenti di questa comunità si vedranno anzi applicare l’appellativo dialettale di "balabiott"; più intenso il rapporto di →Charlotte Bara, coreografa mistica istallata ad Ascona negli anni Venti (dove farà costruire il →Teatro San Materno), che integrerà sempre elementi locali alle sue realizzazioni (fino al 1958); nel 1937 →Jakob Flach fonda ad Ascona il →Marionettentheater Asconeser Künstler, con un programma in lingua tedesca tutt’altro che effimero, l’attività perdurando fino al 1960.

È proprio in questo contesto che debutta, nel 1959, con il suo primo one-man-show il giovane →Dimitri, di origini svizzero tedesche, ma cresciuto (il padre è scultore) proprio ad Ascona; nel 1971 il clown deciderà di istallare a Verscio il proprio teatro stabile e la sua scuola di mimo (dal 1975); una struttura in cui si formeranno molti mimo-clown internazionali, ma anche artisti che lavoreranno in seguito nella Svizzera Italiana (→Miguel Ángel Cienfuegos, →Sandra Barberis, →Alberto Foletti, →Roberto Maggini, →Lorenzo Manetti, →Markus Zohner, ecc.); nonostante nella →Scuola Teatro Dimitri la lingua ufficiale sia l’italiano e nonostante il numeroso pubblico internazionale che viene attirato a Verscio dalla presenza della Compagnia, una certa diffidenza sembra persistere nella popolazione locale. Meno appariscenti, ma non prive di una continuità nel corso degli anni, sono invece le manifestazioni spettacolari che fanno capo alla Alliance Française e alla Kulturgemeinschaft di Locarno che arrivano a proporre i loro spettacoli anche all’interno della programmazione del →Teatro di Locarno (tradizione ripresa sotto la direzione di →Gian Carlo Bertelli, con più spettacoli per stagione); sulla scena del →Kursaal di Lugano non mancano neppure, in particolare a partire dalla seconda guerra mondiale, rappresentazioni provenienti da altri teatri svizzeri, dallo →Schauspielhaus di Zurigo (1941) alla →Comédie de Genève (1943, 1945), fino alla Comédie Française (1958).

Grazie al contributo della Scuola Teatro Dimitri e all’arrivo di alcuni artisti svizzeri e stranieri in Ticino, la scena teatrale si va vieppiù animando anche dal profilo produttivo: nel 1969 arrivano a Lugano da Losanna (dopo una tappa canadese) i coniugi →Michel e Michèle Poletti fondando il →Teatro Antonin Artaud, poi trasferitosi ad Ascona nel 1985, che non disdegna la produzione di spettacoli in versione multilingue: nel 1974, ad esempio, lo spettacolo Bab viene presentato in "Anteprima ticinese" in francese. Nel 1982 un gruppo di allievi della Scuola Teatro Dimitri fonda a Locarno la →Compagnia Teatro Paravento, che sfrutta in modo organico la provenienza varia dei suoi fondatori, per impostare un lavoro drammaturgico che, partendo dalla commedia dell’arte, miscela differenti idiomi e accenti: valga ad esempio La locandiera goldoniana del 1994, in cui Ripafratta ha accenti teutonici, Fabrizio toscaneggianti, Forlipopoli spagnoli e Albafiorita francesi. Due Festival di teatro contribuiscono poi a movimentare il quadro linguistico delle scene locali: nel 1972, il →Teatro Pan fonda a Lugano la Giostra Teatrale (poi →Festival Internazionale del Teatro); nel 1975 i Poletti promuovono invece il →Festival Internazionale delle marionette.

Sia il quadro produttivo, sia il quadro demografico generale stanno mutando: una forte tendenza alla terziarizzazione dell’impiego porta la Svizzera Italiana a una sempre maggiore varietà linguistica presente sul suo territorio (Bianconi, Gianocca, 1996). Dal profilo strettamente teatrale, inoltre, la nascita di compagnie indipendenti, caratterizzata spesso da una gestione (e drammaturgia) collettiva, aiuta ad aprire gli steccati linguistici anche all’interno delle singole realtà produttive: ne è un buon esempio il →Teatro delle Radici, fondato dalla profuga argentina →Cristina Castrillo nel 1980 a Lugano, ma anche gruppi locali quali il →Teatro Sunil, che – a seguito di tournée latino-americane - integrano al loro interno attori ispanofoni. Si sviluppa in questo senso un particolare fenomeno bi-direzionale di plurilinguismo: da un lato le compagnie lavorano a una drammaturgia non monolingue per la loro stessa struttura, dall’altro la necessità e la possibilità che questi meticciati offrono, in termini di tournée internazionali, spingono le formazioni ad elaborare spettacoli accessibili a un pubblico non italofono, e nella maggior parte dei casi anche in differenti versioni linguistiche (molto più che semplici traduzioni). Tra gli spettacoli più recenti, vale la pena di citare produzioni come Carnevale del Teatro Paravento (italiano/tedesco, 1999, debutto a Weimar su incarico della Fondazione Weimarer Klassik), Visitatio del Teatro Sunil, 2000, italiano/inglese/francese /spagnolo, coprodotto e presentato all’Usine C di Montréal, Canada) o Stranieri del Teatro delle Radici (italiano/spagnolo, 2000). Inutile rilevare che il plurilinguismo, per il teatro nella Svizzera Italiana, ha subìto così una radicale trasformazione, tramutandosi da conflitto in necessità e da necessità in opportunità drammaturgica.

Bibliografia

  • Max Fehr, Die wandernden Theatertruppen in der Schweiz, Einsiedeln, 1949 (Jahrbuch der Schweizerischen Gesellschaft für Theaterkultur 18);
  • Mario Agliati, Il teatro Apollo di Lugano, Lugano, 1968;
  • Sandro Bianconi, Lingua Matrigna, Bologna, Il Mulino, 1980;
  • Id. (a cura), Lingue nel Ticino, Locarno, Osservatorio Linguistico della Svizzera Italiana, 1994;
  • Id. I due linguaggi: storia linguistica della Lombardia Svizzera, Bellinzona, Casagrande, 1989;
  • Raffaello Ceschi, Buoni ticinesi e buoni svizzeri. Aspetti storici di una duplice identità, in Remigio Ratti, Marco Badan, Identità in cammino, Locarno, Dadò, 1986;
  • Sandro Bianconi, Cristina Gianocca, Plurilinguismo nella Svizzera Italiana, Bellinzona, Ufficio di Statistica, 1994;
  • Ottavio Lurati, Dall’Elvetica ai "cortei storici", in AA.VV., Ticino 1798-1998, Lugano, Giampiero Casagrande, 1998;
  • Simone Gojan, Luoghi teatrali in Svizzera, Zürich, Chronos Verlag, 1998;
  • Francesca Antonini, Bruno Moretti, Le immagini dell’italiano regionale, Bellinzona, Osservatorio Linguistico della Svizzera Italiana, 2000.


Autrice/Autore: Manuela Camponovo/Pierre Lepori



Fonte:

Camponovo, Manuela/Lepori, Pierre: Dimitri, in: Kotte, Andreas (a.c.): Dizionario teatrale Svizzero, Chronos Verlag Zurigo 2005, vol. 2, pp. 1417–1418.