Sergio Maspoli

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* 20.1.1920 Zurigo, † 13.4.1987 Morcote TI. Padre di →Flavio Maspoli, autore dialettale.

Il suo contributo al teatro ticinese passa attraverso una quarantennale attività di scrittore-regista per la →Radio e →Televisione della Svizzera Italiana (RSI e TSI). Abbandonati gli studi alla Scuola Normale (oggi Magistrale) di Locarno, nell’ottobre 1940 M. legge le prime poesie dialettali, introdotto al microfono da Piero Bianconi, già suo docente. Durante la guerra partecipa saltuariamente a trasmissioni quali Dal fronte interno, Il cantuccio del dialetto e Casa nostra della quale diverrà curatore nel novembre 1943. I primi bozzetti teatrali sono del 1942 e nel mese di luglio, durante una "Serata dialettale", va in onda la prima commedia Ol soliter da la sciora Camara [Il solitario della signora Camara] e il grottesco 45 cilindri scior Gervas [45 cilindri signor Gervaso]. Nell’aprile del 1945 nasce "La domenica popolare", che diventa nel palinsesto RSI lo spazio autonomo, specifico e fisso (dal 1947 al 1955 trimensile, poi settimanale) del radioteatro dialettale. Inizialmente M. vi partecipa quale poeta, a partire dal 1946 si alterna con altri quale autore, regista o curatore del programma, negli anni seguenti il suo contributo si fa sempre più cospicuo e dal 1955 è praticamente l’unico autore. Acquista rapidamente una certa popolarità: già nel 1945 in un sondaggio RSI presso il pubblico risulta primo nella categoria "teatro dialettale" davanti a →Glauco (Ulisse Pocobelli) e →Enrico Talamona, autori attivi in radio fin dal 1932. Nel 1946 e 1947 vince due concorsi della RSI per il miglior varietà e la miglior commedia. Fino al 1966 M. lavora per la RSI come scrittore a cachet, solo in seguito è nominato responsabile del Settore "Dialettale e Ricreativo", incarico mantenuto fino al pensionamento (1985). Autore radiofonico prolifico - tanto da coniarsi nel 1953 lo pseudonimo di Leo Rocchi per sdoppiare una produzione stimata attorno ai 1500 titoli - vanta però un’esile bibliografia: la raccolta poetica La botega da nümm matt [La bottega di noi matti], Lugano, Pantarei, 1965; i racconti in lingua I maliardi, Bioggio, Lema, 1969; Bügada al soo. Firappol e stroppol da quai ann mettüt in riga [Panni al sole. Filacce e nastrini di qualche anno messi in riga], Bellinzona, Istituto Editoriale Ticinese, 1979 (che raccoglie cento testi in prosa dialettale introduttivi alle radiocommedie). Il teatro televisivo conta 20 titoli (dal 1962 al 1985), 17 dei quali pubblicati su videocassetta dalla Futurmedia SA di Massagno. L’opera di M. è istituzionalmente legata ai due media elettronici, ma sempre mantiene un contatto diretto con il pubblico: il radioteatro fino al 1962 si recita in diretta e regolarmente si fanno puntate da piazze e sale ticinesi e svizzere; quanto alla produzione televisiva, sei commedie sono registrate dal vivo in teatro (nel 1979 Antonio Cioccarelli, verdura & affini, Teatro Politeama, Biasca, e poi dal 1981 all’85 al Cinema-Teatro Excelsior di Chiasso: Vintmila in crüsca [Ventimila franchi in nulla], Na rosa in menn [Una rosa in meno], Ramina, Ol beléé da Cüragnèla [Il belloccio di Cüragnèla], La Signorina Antonia, la sola per la regia di →Vittorio Barino). Nel 1982 la Compagnia del →Teatro dialettale alla RTSI rappresenta nella "Rassegna del teatro dialettale" di Faenza (Italia), Vintmila in crüsca [Ventimila franchi in nulla] al Teatro Comunale Masini. I lavori per la televisione sono tra i suoi esiti drammaturgici migliori, vuoi perché scritti senza l’assillo della produzione settimanale, vuoi perché sorretti dalla pratica radiofonica; tra le rielaborazioni di trame o personaggi già sperimentati al microfono si citano: Ol bagiöö [Il penzolo], 1954 e 1962, che è anche la prima fiction dialettale mai realizzata dalla TSI; Col canterà in forlonia [Col canterano in ballo], tratta da Ol Sant michéé dal scior Gervas [Il trasloco del signor Gervaso], rispettivamente nel 1942 e 1977; La stroliga [La strega] da Mazz da cart [Mazzo di carte], nel 1960 e 1977; Ol piano a cova [Il piano a coda], nel 1964 e 1978; ‘Na rösa in men [Una rosa in meno] da Sbianchin [Imbianchino] nel 1964 e 1983. Si può definire il teatro di M. popolare per i contenuti (popolo come categoria sociale; testi d’occasione per feste e ricorrenze stagionali: Ognissanti, Natale, Pasqua, carnevale, caccia, pesca, mazza, raccolto) e per le forme espressive (il dialetto come lingua popolare, la radio come comunicazione orale "al caminetto"). Ma esso è detto popolare anche perché narra del "popolo ticinese", non necessariamente in senso campanilistico: osserva Felice Filippini che M. "non è sfuggito al regionalismo verista", ma lo ha però elaborato "anteponendo alla visuale una lente trasfiguratrice". In questa prospettiva la commedia è il genere più frequentato, da un lato nelle modalità della farsa e delle macchiette (Professor Bambèla e Gervas), dall’altro nella commedia "morale" con qualche puntata nel dramma: per la prima si veda La cà di vecc [La casa degli avi], del 1952, o La rama da persigh [Il ramo di pesco], del 1955; per il secondo Dopo e doman [Dopo e domani], nel 1960; o L’ortensia (1961). Nei testi vi è sovente un fondo di critica sociale, una messa a confronto di sistemi di valori come passato e presente, tradizione e progresso, natura e tecnica, con una propensione alla nostalgia malinconica per l’antico mondo passato, che non sfocia però nel rimpianto.

Riconoscimenti

  • "Premio Cantonetto" per la poesia dia­lettale, 1955;
  • Premio "Il piccione d’oro", 1965;
  • "Premio Boissano" (Savona) per il teatro popolare, 1982.

Bibliografia

  • Renato Martinoni, Antonio Pelli, Scarp e polenta, Bellinzona, Salvioni, 2001;
  • Matteo Casoni, "La Domenica Popolare". Aspetti di un genere: il radioteatro di Sergio Maspoli, Memoria di licenza, Università di Friburgo, 2001.


Autore: Matteo Casoni



Fonte:

Casoni, Matteo: Sergio Maspoli, in: Kotte, Andreas (a.c.): Dizionario teatrale Svizzero, Chronos Verlag Zurigo 2005, vol. 2, pp. 1196–1197, vedi immagine p. 1196.

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