Teatro amatoriale nella Svizzera Italiana

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Assurto a livelli professionistici in tempi relativamente recenti (non prima dell’avvento della →Radio Svizzera Italiana nel 1932), il teatro in Ticino ha una tradizione in campo amatoriale che risale al XVII secolo. A differenza della situazione italiana, dove le compagnie di dilettanti hanno rappresentato soprattutto il repertorio dialettale, in Ticino il teatro è sempre stato principalmente in lingua, questo perché, oltre ad una mancanza di testi ed autori, l’attività teatrale è stata vista più come strumento pedagogico-educativo che come una forma di espressione artistica; in tal senso determinante dev’essere stato l’influsso degli istituti religiosi. Dal 1647 al 1663 sono attestate rappresentazioni presso i Gesuiti di Bellinzona, successivamente nel collegio dei Padri Somaschi di Lugano (→Gian Pietro Riva), che promuovono rappresentazioni studentesche di classici (Ifigenia di Racine, 1735; L’Avaro e Il matrimonio per forza di Molière, 1735) ed "Azioni Accademiche" date dai "Rettorici Studenti" (Il pratico moral filosofo, 1781; Gli avvenimenti più strepitosi dell’anno 83, 1783). È però solo nella seconda metà del 1700 che nascono i primi gruppi spontanei di dilettanti. Dalle scarse testimonianze giunte sino ad oggi, risulta che verso la fine del ‘700 era attiva almeno una filodrammatica in ognuno dei principali centri del cantone: secondo Emilio Motta, a Locarno in occasione del carnevale del 1776 una Società filodrammatica di dilettanti, che riuniva il "Fiore della Gioventù locarnese", portò in scena con successo il Demetrio di Metastasio e l’Impostore di Goldoni; a Bellinzona – di cui testimonia Carlo Fratecolla – tra il 1785 e il 1815 una Società Filarmonica e Filodrammatica dava spettacolo nella casa privata del signor Antonio Chicherio (con opere generalmente melodrammatiche), e possedeva scene fisse importanti ("7 tendoni, 10 scenarii di tela, 7 di cartoncino, 12 lumieri da ballo, 12 lumieri di legno"). A Lugano durante il carnevale del 1798 (ma Agliati in Il teatro Apollo non esclude si tratti di un anacronismo) una Compagnia de’ Signori Dilettanti presentò la tragedia Guglielmo Tell del francese Antoine Marin Lemierre.


L’Ottocento

Se nel Settecento le sorti del teatro sono quasi esclusivamente nelle mani degli ecclesiastici, nell’Ottocento, sull’onda di quanto accade nella vicina penisola, l’interesse per la forma teatrale aumenta e si diffonde sempre più anche tra i laici. Ottenuta l’indipendenza (1798-1803), il Ticino entra in una fase di profonda trasformazione politica e culturale. In questo secolo vengono costruiti i maggiori teatri cittadini (→Teatro Sociale di Lugano, 1805; Teatro di Mendrisio, 1835; →Teatro Sociale di Bellinzona, 1846; →Teatro Apollo di Lugano, 1898; →Teatro di Locarno, 1902), e si segnalano i primi drammaturghi (→Antonio Caccia jr., 1829-1893; →Giovanni Airoldi, 1823-1894; →Alberto Pedrazzini, 1852-1930; →Angelo Nessi, 1873-1932) che, ispirati dalla nuova realtà politica del paese, scrivono (in italiano) opere a carattere prevalentemente storico-patriottico. L’istruzione si estende alle classi subalterne e, a partire dalla seconda metà del secolo, prende slancio il fenomeno delle filodrammatiche, le quali, molto spesso a scopo di beneficenza, portano in scena drammi e farse in italiano. A Mendrisio, fin dal 1835, è attestata l’esistenza di gruppi di dilettanti che si esibiscono nelle diverse sale del borgo (Teatro, salone Tonella, Casa comunale, Albergo Stella); in particolare negli anni tra il 1878 e il 1881 è attiva nella sala dell’Albergo Stella la Compagnia Filodrammatica Tadini, la quale porta in scena lavori teatrali di Felice Cavallotti e di Gerolamo Rovetta, raccogliendo i consensi del pubblico. A Lugano una "società di dilettanti" inaugura, il primo gennaio 1806, la prima stagione del Teatro Sociale, portando in scena l’Antigone dell’Alfieri. Dopo il 1881 sono numerose le testimonianze relative ad una Nuova Società Filodrammatica Luganese, uno dei primi gruppi misti del cantone, che nel 1887 dà con successo un certo numero di spettacoli nel Teatro Sociale, tra i quali Il mulino del Malcantone del professore luganese Giovanni Anastasi (1887), I postiglioni del villaggio d’Alby ovvero Amor di madre (1887), Felice il cerimonioso (1887), La donna e lo scettico di Goldoni (1888). Dopo la demolizione del vecchio teatro (1889), l’attività della Luganese continua nella veranda della Birreria ed Albergo Walter (1890-91), in seguito (1892-96) al →Teatro Rossini, e infine, dopo il 1897, al Teatro Apollo. Anche Locarno ha una certa vita teatrale con spettacoli (di prosa, canto e musica) di confezione locale: si ha notizia di una Società dilettante drammatica già nel 1806, mentre a partire dal 1844 è attiva una nuova Società filodrammatica, nata per iniziativa di Bartolomeo Varenna, che nel 1859 conta una cinquantina di membri. L’attività teatrale presso comunità più piccole è ridotta, ma non per questo assente: si prenda il caso di Bedano, dove i filodrammatici, attivi fin dai primi anni del ‘900, danno rappresentazioni nella casa di Carlo Martinetti, e ai quali Vittore Pellandini dedica nel 1906 una "bosinada in vers strambott"dal titolo El Teàtar da Bedàn (Lugano, Tipografia Grassi), in cui vengono tra l’altro scherzosamente descritti i vari membri della compagnia. A Bosco Gurin, altro villaggio ticinese di trecento anime, si ricordano rappresentazioni con costumi e scene (in case private o presso la scuola locale, dal 1890) e una predilezione per le commedie patriottiche e i classici di Schiller e Shakespeare, con la particolarità di essere sempre recitati in tedesco (essendo il borgo un’antichissima colonia di Walser).


Il forte sviluppo novecentesco

Con l’inizio del Novecento, il movimento filodrammatico si intensifica, favorito dalla diffusione su tutto il territorio degli oratori festivi con i loro teatrini (sotto l’influsso dei Salesiani: l’opera di Don Bosco approda in Ticino nel 1889). Nascono numerosi gruppi parrocchiali, rigorosamente divisi in maschili e femminili: la →Filodrammatica Locarnese nel 1912, che affianca il laico Circolo Studentesco Locarnese (Lorenzino di Giovachino Forzano, al Teatro di Locarno, 1935); la Filodrammatica Juventus di Bellinzona nel 1907, la Filodrammatica maschile Unitas di Bellinzona-Daro nel 1912; la Filodrammatica dell’Oratorio maschile di Lugano, in piena attività già nel 1905. Gruppi amatoriali locali non mancano neppure nei villaggi di periferia: la →Filodrammatica Charitas di Gordola, nata nel 1936; la Filodrammatica Ideal di Novazzano, che inizia la sua attività nel 1934 (precedendo di sette anni la fondazione di un oratorio); la Delectando Beneficat di Bodio, che esordisce nel 1931 con La maestrina di Dario Niccodemi; la "Grufi" di Castel San Pietro, al debutto nel 1938 con il dramma Famiglia senza pace di Repossi; queste formazioni si esibiscono sui palcoscenici oratoriali più volte l’anno, in genere con un buon successo di pubblico (soprattutto per le recite di S.Stefano, S.Silvestro e →Carnevale). Anche l’attività all’interno dei collegi religiosi è testimoniata da numerose recite: ad Ascona, presso il Collegio Papio (aperto nel 1927), sotto la guida di Padre Ugo Sander, dal 1931 i convittori allestiscono spettacoli per il carnevale (Piero della Vigna di Ellero, 1931; Il malato immaginario di Molière, 1932; Tell di Paolo Shoeck, 1942; Turandot di Carlo Gozzi, 1946); a Lugano si recita all’Istituto Elvetico (Il marchese del Grillo di M. Marcelli, 1938); una filodrammatica è attiva inoltre presso la Casa d’Italia (Terra nostra di Rossato, 1938; Ho perduto mio marito di Giovanni Cenzato, 1940) e, naturalmente, all’Oratorio (Pinocchio, 1935, operetta diretta da →Arnaldo Filipello, con Raimondo Rezzonico e Ponziano Benedetti, per la regia di don Angelo Jelmini, futuro Vescovo di Lugano). Tra le filodrammatiche laiche miste di un certo richiamo si segnalano la Stabile di Lugano, che tra il 1919 e il 1923 presenta spettacoli impegnativi al Teatro Apollo (Titano di Dario Niccodemi e Mario e Maria di Sabatino Lopez, 1919); sempre all’Apollo, nel 1936, Giuseppe Molteni, tra i fondatori della Stabile, istituisce poi la Filodrammatici Riuniti Luganesi, per portare in scena il suo dramma Ferite aperte. A Chiasso si segnala invece la →Filodrammatica Delectando Beneficat, nata nel 1913, che si specializza in spettacoli d’operetta di notevole impegno (La gondola azzurra, 1937, con giovani tra i 15 e 18 anni), sotto la direzione di Giotto Cambi, e promuove il primo Tellspiel (Spettacoli Guglielmo Tell, 1932 e ’34, →Festspiel nella Svizzera Italiana) a Sud delle Alpi. A Bellinzona, dove i filodrammatici recitano al →Teatro Sociale o nel salone dell’albergo Metropole, si distingue il Circolo filodrammatico dell’Unione Operaia Educativa (attivo dal 1915) e a Locarno la Filodrammatica Italo-Ticinese (nata nel 1914 sotto il patrocinio del Consolato Italiano, presso la Casa d’Italia, poi denominata Imperia e Circolo filodrammatico italiano). Fin verso gli anni Trenta le compagnie di dilettanti, sia laiche che parrocchiali, fioriscono un po’ ovunque, anche nei villaggi più piccoli: nel 1929 l’Oratorio Maschile di Lugano organizza un Concorso filodrammatico, nel quale si esibiscono la filodrammatica locale (La fiaccola di Amborosi), l’Aurora di Riva S. Vitale (Focolare infranto di Giuseppe Martini), la Virtus in Arte di Chiasso (Vigilia di Nozze di Dario Benini), la Locarnese (Nel vortice di Signorini), ma anche formazioni d’oltreconfine (Tradate, Brescia).


Crisi e rinascita del secondo dopoguerra

Nel secondo dopoguerra, in seguito anche all’avvento della →Radio Svizzera Italiana (RSI, 1932), le compagnie amatoriali iniziano a perdere pubblico e a diradarsi. L’influsso della RSI si fa subito sentire a Lugano, dove all’inizio degli anni Quaranta il gruppo dei radioattori si sostituisce progressivamente alle vecchie filodrammatiche, ormai in via di estinzione, ad eccezione di quella dell’Oratorio maschile, che continua la sua attività, sotto la guida di →Guido Calgari. Ma è pur vero che lo stesso Calgari promuove l’integrazione di numerossissimi dilettanti ticinesi al microfono della RSI: dalle filodrammatiche luganesi provengono attori storici come Mario Genni, →Ugo Bassi, Giuseppe Mainini, Ponziano Benedetti, Romeo Lucchini, →Maria Rezzonico, →Mariuccia Medici; anche da altre formazioni cantonali (la Filodrammatica di Locarno nel 1935, ad esempio) non mancheranno tentativi di reclutamento. Nelle sale, si cerca di attrarre nuovamente il pubblico con nuovi generi di spettacolo: a Chiasso, nel 1944, la già citata Delectando Beneficat allestisce la rivista Vagando nel sogno (con dilettanti anche luganesi); al Teatro Sociale di Bellinzona trionfano le riviste di Plinio Grossi Ah, che città! (1946) e Ah, che cantone! (musiche di →Roberto Galfetti, 1956), e le commedie musicali richiamano un folto pubblico (Tonio, sei grande! di Raimondo Scazziga, 1956, con →Mariangela Welti). Per stimolare l’attività delle filodrammatiche, nel gennaio 1940 Elvezio Grassi organizza a Bellinzona la Sagra del Dilettante, mentre a Lugano il Teatro Apollo ospita, nel 1940-41, due riuscite edizioni di una manifestazione analoga, con la collaborazione di →Carlo Castelli. È poi Calgari a promuovere a Locarno, nel 1943, il primo Raduno delle filodrammatiche ticinesi, al quale partecipano 80 gruppi. Scopo dell’incontro: far conoscere alle compagnie amatoriali la produzione degli autori ticinesi, fornire loro alcune nozioni di dizione, e discutere dei problemi, anche finanziari, legati all’attività teatrale. L’esperienza viene ripetuta nel 1946, sotto gli auspici della Pro Helvetia, con la presentazione di un progetto denominato "Teatro del Villaggio", che non avrà però un reale seguito.


Gli anni ’50-’70 sono caratterizzati da una profonda crisi del teatro amatoriale, anche in seguito all’avvento della televisione e alla diffusione del cinema fin nelle piccole sale di provincia e negli oratori. Nel 1961, allo scopo di ridare un po’ di vigore al teatro, la Federazione delle Cooperative Migros promuove un concorso cantonale per le filodrammatiche: il lavoro della compagnia vincitrice (Uno strano tè in casa Halden di Fritz Koselka, con la grigionese →Filodrammatica poschiavina) viene trasmesso dal Teatro Sociale di Bellinzona dalla →Televisione della Svizzera Italiana. Un’iniziativa simile viene ripresa dal Concorso e dalla Rassegna "Giornale del Popolo" (rispettivamente nel 1975-79 e 1978-80) e dalla Rassegna Filodrammatica del Mendrisiotto (1982-83). Il dialetto inizia lentamente a prendere piede anche tra le filodrammatiche, tanto che nel 1962 a Chiasso viene organizzato il primo concorso riservato esclusivamente a lavori dialettali ("Teatro per tutti"). La scoperta del dialetto da parte delle filodrammatiche ha il merito di aver contribuito ad una ripresa generale del teatro amatoriale (anche di quello in lingua) nella seconda metà degli anni ‘70. Tuttavia, nonostante il rilancio, il livello qualitativo degli spettacoli rimane mediamente molto modesto. In questo quadro, propone un cambiamento di rotta Silvio Manini, proveniente dal Teatro Stabile di Monza, con un allestimento de La gatta sul tetto che scotta di Tennessee Williams (1978), il successo del quale lo spinge alla creazione di un corso ("Scuola Migros") destinato alla formazione più rigorosa dei filodrammatici (E non poter far niente, un progetto sulla realtà della droga, vince il concorso del "Giornale del Popolo" del 1981). Dall’impluso di Manini nasceranno a Bellinzona gruppi come i Ganesh (Senza tempo di Silvio Manini, 1989) e il Teatro insieme. Alla collaborazione di professionisti ricorreranno, d’allora in poi, anche il Piccolo Teatro della Turrita di Bellinzona (nato nel 1988, cui collaborano →Adalberto Andreani, Sergio Maifredi e Adriano Freri), I Teatranti di Lugano-Canobbio (1987, diretti da →Pietro Aiani), il Teatro della Pieve di Tesserete (dal 1987, con testi di →Gabriele Alberto Quadri e la collaborazione registica di Fausto Sassi). Il forte successo degli spettacoli pubblici del →Teatro dialettale alla RTSI incentiva notevolmente l’interesse per il dialetto: nel 1980 nasce a Canobbio la Cör e fantasia, nel 1984 la Dialettale Teatro di Lugano, diretta da →Martha Fraccaroli, nel 1995 I Comediant da Minüs (della storica Piccola Ribalta di Minusio) . Nel frattempo è nata la →Federazione delle Filodrammatiche della Svizzera Italiana (→FFSI, 1983), con 16 compagnie affiliate (nel 2005 ne conterà 37), che promuove corsi e rassegne (in particolare la "Maratona del teatro amatoriale della Svizzera Italiana", dal 1991), la pubblicazione di una rivista ("Il Teatro" dal 1991; poi "Il nostro teatro" ed oggi "A sipario chiuso") e un convegno annuale (dal 1996). In collaborazione con l’Associazione amici del Teatro di Bellinzona, presieduta da →Renato Reichlin, la FFSI ha promosso nel 2000 a Bellinzona il Festival internazionale del teatro amatoriale "Spett’attori", cui hanno preso parte le compagnie Teatro Oltre di Chiasso (L’anfora di Achille Campanile), Mosaico d’Arte della FFSI (Questa sera, il grottesco di Silvio Manini), Piccola Ribalta di Roveredo GR (Na roba da l’altro mond! di Natale Vannetti), oltre a un gruppo belga e due italiani.

Bibliografia

  • Emilio Motta, Su e giù per l’antica Locarno. Teatro locarnese nel secolo XVIII, "Il Tempo", anno V, n. 60, 21/22.5.1878 e n. 61 23/24.5.1878;
  • Id., Della pubblica istruzione nella Svizzera Italiana nei passati secoli (cenni e documenti storici), "Bollettino storico della Svizzera Italiana", anno III (1881), pp. 5-10, 46-51, 65-73, 97-101, 121-24, 141-50, 173-83, 197-203, 221-26, 241-54, 268-70;
  • Id., Per la storia del Collegio dei Gesuiti e del Teatro di Bellinzona, "Bollettino Storico della Svizzera Italiana", anno XX (1898), pp. 52-4;
  • Vittore Pellandini, Tradizioni popolari ticinesi, Lugano, Grassi , 1911;
  • Casimiro Fratecolla, Il teatro di Bellinzona, "Il Dovere", 10/11/12/14.4.1919;
  • Giuseppe Molteni, Un giornalaio racconta..., Lugano, Editrice proprietaria del giornale L’Ammmonitore, 1947;
  • Hans Anton Della Pietra, Das Theater in Bosco Gurin, 700 anni di Bosco Gurin, Bellinzona, Grassi, 1956, pp. 518-48;
  • Mario Agliati, Il teatro Apollo di Lugano (con due capitoli sui teatri che lo precedettero), Lugano, Istituto Editoriale Ticinese, 1967;
  • Ketty Fusco, Teatro della Svizzera Italiana: un sogno o un programma per gli anni 70?, Berna, Theaterkultur Verlag, 1973;
  • Simone Gojan, Luoghi teatrali in Svizzera, Zürich, Chronos Verlag, 1998;
  • Egidio Insabato, Gli artisti e le compagnie, in Cinema Tea­tro di Chiasso. La modernità di una tradizione, a cura di Nicoletta Ossanna Cavadini e Luca Saltini, Chiasso, Arti Grafiche Tettamanti, 2001, pp. 77-93;
  • Rodolfo Huber, Dal Teatro al Kursaal e ritorno: vicende politiche e istituzioni locarnesi, in "Amor ci mosse" I cento anni del Teatro di Locarno, a cura di Gian Carlo Bertelli, Locarno, Dadò, 2003, pp. 125-52.


Autrice/Autore: Ornella Maspoli/Pierre Lepori



Fonte:

Maspoli, Ornella|Lepori, Pierre: Teatro amatoriale nella Svizzera Italiana, in: Kotte, Andreas (a.c.): Dizionario teatrale Svizzero, Chronos Verlag Zurigo 2005, vol. 3, pp. 1800–1803, vedi immagine p. 1801.