Teatro di Locarno, Locarno TI

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Edificio teatrale, stagioni di prosa e opera

Le prime tracce di attività teatrale a Locarno sono attestate dalla fine del Settecento. Secondo Emilio Motta, in occasione del carnevale del 1776 una Società Filodrammatica di Dilettanti porta in scena il Demetrio di Metastasio e l’Impostore di Goldoni. Nell’Ottocento è attestata (dal 1806) una società filodrammatica e la presenza sporadica di compagnie di giro italiane (Chiara Minuccelli nel 1831; Meja nel 1845), mentre una Nuova Società Filodrammatica viene fondata nel 1844 (Huber). Dal 1854 al 1893 viene poi sfruttata per rappresentazioni teatrali la sala del Gran Consiglio del Palazzo Governativo, e viene creata una società intestata "Teatro Sociale di Locarno": un Resoconto della gestione 1881-82 c’informa della presenza di "scenari", così come di un palco e del relativo sipario (per cui si fattura un "peso di ghisa"): "L’intiera popolazione di Locarno avendo aggradito il divertimento Teatrale, la Direzione pensa che una nuova Società di Azionisti continuerà l’opera fatta da Quelli del 1881-82 e così sarà proseguito un divertimento utile e di decoro per la Città di Locarno". Nel 1898 si costituisce un "Comitato di promozione costruzione Teatro", presieduto dal sindaco Francesco Balli, che, a seguito di un concorso indetto l’anno seguente, porta alla costruzione dell’edificio, su piani dell’architetto Fernando Bernasconi (coadiuvato dal pittore Filippo Franzoni), inaugurato nel febbraio 1902 con la compagnia italiana di Luigi Duse, che presenta Fedora di Sardou e Il romanzo di un giovane povero da Octave Feuillet, seguita dalla compagnia di Maria Borisi e Francesco Micheluzzi, con La casa paterna di Herman Sudermann e La locandiera di Goldoni. La stagione seguente si ricorre alla Compagnia Italiana Giuseppe Gray, con il repertorio consueto delle compagnie di giro (Dumas, Sardou, Feuillet, Rovetta, ecc.). Grande scandalo solleva la rappresentazione de Il cantico dei cantici di Felice Cavallotti una commedia del 1881 su cui "clericali e liberali si scontrano come se fossero Guelfi e Ghibellini" (Bertelli). Le stagioni seguenti proseguono nel classico repertorio d’importazione, con le compagnie di Adolfo Dago (1903), Sbodio-Galli (1905), Vittorina Duse (1913), Alessandro Marchetti (1910); si segnalano però anche le presenza di Ettore Ferravilla, Cesco Baseggio, Ettore Petrolini e del →Théâtre Pitoëff. L’apertura delle attigue sale del Casinò-Kursaal porta a un cambio di nome (Teatro Kursaal) nel 1910. Da notare la presenza di alcuni autori locali, come →Angelo Nessi (Tecoppa vegetariano, 1905, con la compagnia Sbodio) o →Alberto Pedrazzini (Lo spettro del castello di Tenero, 1912, con la compagnia Zanini), e delle formazioni amatoriali più attive della regione (→Filodrammatica Locarnese, Circolo filodrammatico italiano, Circolo studentesco della Magistrale, ex-allievi delle Scuole Maggiori). La sala ospita anche gli attori della →Radio Svizzera Italiana (RSI), che presentano, sotto la direzione di →Guido Calgari, L’eroe di G.B. Shaw (1936), La locandiera di Carlo Goldoni (1937), Femm la comedia di →Ulisse Pocobelli (1938). La ballerina →Charlotte Bara danza su musiche di Chopin, Grieg, Enrique Granados per la prima volta nel 1920 (prima di fondare, nel 1927, il →Teatro San Materno di Ascona). L’attrice brissaghese →Maria Bazzi (nata e formatasi a Londra) tenta inoltre nel 1932 la costituzione di una Compagnia Drammatica Italiana del Cantone Ticino, che avrà proprio a Locarno la sua più fredda accoglienza, nonostante un repertorio che prevede due suoi testi di chiara ispirazione locale (Tosa, commedia in tre atti e La festa delle camelie, di cui si precisa "l’azione si svolge al Grand Hôtel di Locarno"). L’attività teatrale subisce poi un lento declino, fino all’arrivo della seconda guerra mondiale. Quanto alle stagioni d’opera, per cui viene ingaggiata l’Orchestrina del Grand Hôtel, la prima ha luogo già nel 1902 e presenta Il barbiere di Siviglia di Rossini e Don Pasquale di Donizetti, l’anno successivo (con l’intervento della locale corale "Armonia") si danno La traviata di Verdi e La sonnambula di Bellini, mentre la stagione 1904 è da considerarsi storica per la presenza sul palco (e sul pulpito per una delle repliche) di →Ruggero Leoncavallo, che presenta i suoi Pagliacci, con una scenografia di Filippo Franzoni (la stagione prevede anche Cavalleria rusticana di Mascagni e Il maestro di cappella di Paër). Le stagioni d’opera, meno regolari, trovano una loro collocazione anche nell’ambito della Festa delle Camelie (→Festspiel nella Svizzera Italiana), dal 1924: all’interno di un più vasto programma che prevede le tradizionali sfilate di carri fioriti, nel teatro vengono presentati Rigoletto, La traviata, Il trovatore, Lucia di Lammermoor, un concerto di gala e una Grande festa fiorita con ballo. Tra le stagioni operistiche più importanti, va poi segnalata quella del 1946, che vede sul palcoscenico locarnese Lina Pagliughi (diretta da Romolo Castelmonte) in una stagione che comprende Madama Butterfly e La Bohème di Puccini, Il barbiere di Siviglia, Lucia di Lammermoor, Rigolettoe La traviata. Il dopoguerra vedrà tuttavia privilegiato lo spettacolo cinematografico: la sala è attrezzata per il cinema fin dal 1917, per il sonoro dal 1930 e a disposizione del Festival di Locarno dal 1946; viene trasformata, per favorire le proiezioni, nel 1953. Vanno segnalate tuttavia alcune importanti esibizioni di compagnie italiane (Il corvo di Carlo Gozzi, diretto da →Giorgio Strehler, 1949) e le presenze delle compagnie ticinesi →Teatro Prisma nel 1958 (con l’appellativo "Piccolo Teatro della Svizzera Italiana") e →Compagnia Teatro La Cittadella (Il compagno di viaggio di →Carlo Castelli, per la regia di →Alberto Canetta , 1965). In seguito si esibiranno regolarmente soltanto la formazione di teatro per ragazzi Angelicum di Milano (1959-74), mentre la Kulturgemeinschaft Tessin organizza spettacoli in tedesco (1969-81) e la locale Alliance Française in francese (1970-81, tra questi: Georges Dandin di Molière con i losannesi →Artistes Associés, 1973; →L’histoire du Soldat di →Charles Ferdinand Ramuz, per la regia di Jean-René Dubulluit e la direzione musicale di →Jean-Marie Auberson, 1979). Sporadiche sono le apparizioni di compagnie italiane: il Gruppo della Rocca con Sogno di una notte di mezz’estate di Shakespeare (1973; nello stesso anno Dario Fo è presente, all’aperto, in Piazza Grande con Mistero Buffo), L’Arialda di Giovanni Testori per la regia di Ruth Andrée Shammah (1978). La sala viene dichiarata inagibile, e chiusa, nel 1981; riaprirà ufficialmente solo il 6 aprile 1990 (con il nome d’origine) sotto la proprietà di una società per azioni, fondata nel 1988 e costituita dalla Città di Locarno, dai comuni viciniori e dall’Ente Turistico: grazie a questi ed agli introiti del Casinò, un finanziamento stabile è garantito anche alla stagione teatrale. La direzione artistica viene affidata a →Gian Carlo Bertelli, che dal 1991 organizza regolari stagioni di abbonamento, attingendo al circuito professionistico italiano. Fuori abbonamento trovano posto anche le proposte della sempre più attiva scena locale (e le rappresentazioni in lingua straniera): Porteur di →Dimitri (1991), Come un topo nel formaggio di →Gardi Hutter (1993), Regina madre di Manlio Santanelli con la →Compagnia Luganoteatro (1994), Morda chi può del →Teatro Ingenuo (1996), I rondoni del →Teatro Paravento (1997), Il ritorno di →Michel Poletti (1999), Attenzione! È musica da camera con Thomas Usteri e →Lorenzo Manetti (2001), Grandinavano le palle nemiche di →Ferruccio Cainero (2002). Tra le compagnie italiane, in un cartellone di prosa classica e di intrattenimento, si segnalano alcune presenze registiche ricorrenti (Glauco Mauri, Antonio Calenda, Giuseppe Patroni Griffi), un’attenzione alla drammaturgia contemporanea (... E fuori nevica di Vincenzo Salemme, 1997; Le ultime lune di Furio Bordon, 1995; Notturno indiano di Antonio Tabucchi, 2002) e qualche scelta più controcorrente (Carlo Cecchi in Finale di partita di Beckett, 1996); molti sono i nomi di spicco del teatro italiano (Marcello Mastroianni, Giorgio Albertazzi, Gabriele Lavia, Anna Proclemer, Giorgio Gaber, Moni Ovadia). A seguito della mancata concessione di una licenza federale di tipo A al Casinò di Locarno, le basi finanziarie del teatro sono messe in forse e una petizione con 7000 firme - raccolte dall’Associazione degli Amici del Teatro - convince gli enti pubblici (municipalità, regione, Cantone) a intervenire per permettere la continuità della stagione teatrale.

Dati tecnici

sito in Largo Zorzi e costruito dall’architetto Fernando Bernasconi (Filippo Franzoni per gli interni), il teatro, di forme neoclassiche, ha una sala senza fossa d’orchestra, con due ordini di palchi e pianta a ferro di cavallo. Un primo ampliamento, con l’aggiunta dell’ala Casinò-Kursaal (ingresso all’angolo di via Ciseri) ad opera di Giuseppe Pagani, ha luogo nel 1908, mentre la sala viene ristrutturata (su piani di Franzoni) nel 1909-10. Nel 1953 il profilo interno viene profondamente modificato, per permettere una migliore fruizione cinematografica. Chiuso dal 1981 al 1990, il T. viene ristrutturato su progetto di Vittorio Pedrocchi, con l’aggiunta di un atrio a vetrata che occulta la parte bassa della facciata; la sala è ora composta di una platea centrale, sovrastata da una galleria (per un totale di 482 posti a sedere), il palcoscenico misura 8,12x7,47 m (con un retropalco di 3,8 m), graticcio in legno a 10 m; 4 camerini, docce e laboratorio.

Bibliografia

  • Emilio Motta, Su e giù per l’antica Locarno. Teatro locarnese nel secolo XVIII, "Il Tempo", anno V, n. 60, 21/22.5.1878 e n. 61 23/24.5.1878;
  • Mario Agliati, Giuseppe Mondada, Così era Locarno, Locarno, Dadò, 1987;
  • Simone Gojan, Luoghi teatrali in Svizzera, Zürich, Chronos Verlag, 1998;
  • Gian Carlo Bertelli, Il teatro sfogliando i giornali (1902-1990), in Amor ci mosse. I cent’anni del teatro di Locarno, a cura di Gian Carlo Bertelli, Locarno, Dadò, 2003, pp. 13-48 (elenco dettagliato degli spettacoli 1990-2003, pp. 151-81);
  • Rodolfo Huber, Dal Teatro al Kursaal e ritorno: vicende politiche e istituzionali locarnesi, Ivi, pp. 125-150.


Autore: Pierre Lepori



Fonte:

Lepori, Pierre: Teatro di Locarno, Locarno TI, in: Kotte, Andreas (a.c.): Dizionario teatrale Svizzero, Chronos Verlag Zurigo 2005, vol. 3, pp. 1809–1811, vedi immagine p. 1810.