Camillo Moretti

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* 4.12.1860 Bergamo (I), † 8.9.1941 Lugano TI.

Dapprima giocoliere, sulle orme del padre, M. riceve nel 1880 da un prete di Bergamo una collezione di burattini a testa lignea, databili tra la fine del Diciottesimo e l’inizio del Diciannovesimo secolo. Allestisce spettacoli a Bergamo (anche al Teatro Torquato Tasso) e, a seguito di un invito di Re Umberto I ad esibirsi alla corte, viene nominato Cavaliere della Corona Italiana. D’allora in poi si esibirà col titolo di Cavalier Moretti. Trasferitosi a Milano nel 1914 (dove presenta i suoi spettacoli al Caffé Universale), compie tournée nella Svizzera Italiana, con una baracca smontabile di sua costruzione e scenari da lui stesso dipinti. Si stabilisce infine a Lugano, nel 1920. In Ticino si esibisce un po’ ovunque: a Lugano nella "Birreria Internazionale" o in Piazza Riforma, a Bellinzona, dove istalla il "Teatro Gioppino" nel giardino della Birreria San Giovanni, nelle piazze dei paesi anche più discosti. Scrive personalmente i copioni, ispirandosi ai drammi storici ottocenteschi (Bianca e Fernanda alle tombe di Carlo IV Duca d’Agrigento e di Messina, Don Carlo di Spagna, I briganti d’Aragona, Pia de’ Tolomei) e alle maschere italiane (Gioppino maestro di musica, Gioppino re di Napoli, La grotta degli spiriti con Gioppino e Brighella spaventati dai morti), e qualche puntata nel repertorio goldoniano (La serva amorosa). Il forte peso dei burattini (2 chili circa) lo costringe a lasciare l’attività, a causa di un’ernia, nel 1939, ma il suo lavoro viene proseguito dal burattinaio luganese Giovanni Longhi.

Bibliografia

  • Lucia Soncini, Camillo Moretti, un bergama­sco a Ticino [sic], "Burattini", anno II, n.7, marzo 1986, pp.22-23;
  • Il Gioppino del Moretti, "Rivista di Bellinzona", anno XIX, n.2, febbraio 1987, pp. 32-37.

Fondi

  • Collezione Privata, Plinio Grossi, Bellinzona (40 burattini, 8 scenari, la baracca originale e numerosi copioni).


Autore: Redazione



Fonte:

Redazione: Camillo Moretti, in: Kotte, Andreas (a.c.): Dizionario teatrale Svizzero, Chronos Verlag Zurigo 2005, vol. 2, p. 1276.

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