Teatro Sociale, Bellinzona TI

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Edificio teatrale, stagioni di prosa, senza produzione

Nel 1846, l’assemblea costitutiva della Società del teatro realizza un’idea, nata nel 1838, di dare a Bellinzona un nuovo teatro. La denominazione "Sociale" fa riferimento al modello gestionale: pagando una quota azionaria, i 29 membri della Società del teatro (quasi tutti patrizi di Bellinzona) diventano proprietari di un palchetto. Per garantire un’equa rotazione, i palchi vengono estratti a sorte una volta all’anno (fino al 1929). La Società si dota di un regolamento e nomina una commissione dirigente presieduta da Rodolfo Rusconi Orelli. Vara quindi un regolamento di polizia interna contenente disposizioni sull’uso della struttura. Per la serata inaugurale (26 dicembre 1847) la compagnia di Valentino Bassi interpreta il dramma Maria Giovanna o la donna del beone di Adolphe Dennery. Nelle sale superiori del T. si inaugura nel 1850 la Società del Casino (scioltasi nel 1857). La stagione prende di regola avvio la sera di Santo Stefano e si conclude a Carnevale. Vengono ingaggiate soprattutto compagnie italiane che interpretano drammi del teatro francese (Dumas padre e figlio, Sardou, Ohnet) e italiano (Giacometti, Giacosa, Rovetta e Bracco). La serata si chiude spesso con una farsa. Dopo la pausa quaresimale si riprende con operette, zarzuele e teatro comico dialettale. Non mancano veglioni in maschera, feste danzanti e spettacoli ginnici. Il melodramma è presente per la prima volta nel 1851 con l’adattamento cameristico della Lucrezia Borgia di Donizetti. Memorabile la stagione d’opera 1876-77 con Un ballo in maschera, Il trovatore di Verdi e il Belisario di Donizetti. Il T. conosce il suo massimo splendore tra il 1892 e l’inizio della prima guerra mondiale. A partire dagli anni Trenta il pubblico si dirada, anche se i primi spettacoli d’opera (Don Pasquale di Donizetti, 1935) e di prosa (L’eroe di G.B. Shaw, 1936; La locandiera di Goldoni, 1937; regie di →Guido Calgari), realizzati dalla →Radio Svizzera Italiana (RSI) attirarono un vasto pubblico. È poi grazie all’impegno di →Luigi Tosi, fondatore nel 1920 della Corale Santa Cecilia, che una serie di realizzazioni operistiche ambiziose vedono la luce: La Bohème di Puccini e La favorita di Donizetti nel 1923; Cavalleria rusticana di →Ruggero Leoncavallo, Pagliacci di Mascagni e Tosca di Puccini nel 1926; Faust di Gounod nel 1931; Un ballo in maschera di Verdi e Fedora di Giordano nel 1933. Analogo successo ottengono le riviste firmate da Plinio Grossi Ah, che città! (1946), Ah, che cantone! (1956), Ah, che tempi! (1961, musiche di →Roberto Galfetti), mentre le commedie musicali richiamano un folto pubblico (Tonio, sei grande! di Raimondo Scazziga, 1956, con →Mariangela Welti). Nel secondo dopoguerra continua tuttavia il declino dell’edificio, che dal 1951 viene adibito prioritariamente alle proiezioni cinematografiche e alle realizzazioni della →Filodrammatica Alba (dal 1952 con Don Bonaparte di Gioacchino Forzano, diretto da Luigi Rainoldi); altre filodrammatiche si esibiscono nel T., che nel 1961 ospita la trasmissione in diretta televisiva dell’allestimento vincitore di un concorso cantonale indetto dalla Federazione delle Cooperative Migros (Uno strano tè in casa Halden di Fritz Koselka, con la →Filodrammatica poschiavina). Sporadiche sono le apparizioni di compagnie professionistiche: il →Teatro Prisma (tre volte nella stagione 1957-58) e la Compagnia di Prosa della RSI (Ippolito di Elena Bono, regia di →Carlo Castelli, 1960). Nel 1971 l’attività cessa definitivamente. Nel 1983 il mecenate Mario Della Valle offre alla città di Bellinzona cinque milioni di franchi per la costruzione di una sala polivalente al posto del T. Da quel momento si apre un dibattito animato tra chi propone la demolizione del T., chi intende conservarlo accanto a una nuova sala e chi invece desidera restaurarlo. Nel 1988 la Commissione federale dei monumenti storici si esprime in favore del restauro. L’anno successivo, il Dipartimento dell’ambiente iscrive il T. nell’elenco dei monumenti protetti e il Consiglio di Stato incarica nel 1990 l’architetto Giancarlo Durisch di presentare un progetto di massima, approvato lo stesso anno. Grazie al contributo della Fondazione Mario Della Valle, la Fondazione Teatro Sociale acquista l’edificio, che viene sottoposto a restauro. Il teatro restaurato è stato inaugurato il 17 ottobre 1997. Direttore artistico è →Renato Reichlin. Proprietaria dello stabile è la Fondazione Teatro Sociale; il finanziamento è assicurato dall’Associazione Amici del Teatro Sociale (presieduta da Reichlin), dal comune di Bellinzona, dal Cantone Ticino e da sponsor privati. La stagione è suddivisa in due parti: da ottobre a febbraio e da febbraio a marzo; ogni parte presenta teatro, musica e danza con una loro unità e coerenza tematica ("Primi applausi", "Voci di scena", "Teatro delle meraviglie", ecc.). Tema degli spettacoli di prosa della prima stagione (1997-98): "Vite difficili", propone tra l’altro Snaporaz da Fellini (regia di Giorgio Gallione con il Teatro dell’Archivolto di Genova) e Ceneri alle ceneri di Harold Pinter (regia di Pinter, con Adriana Asti e Jerzy Stuhr), oltre a una ripresa dell’opera Laborintus II di Luciano Berio (1998). Accanto alla programmazione importata – e alle edizioni successive del festival →Homo Ridens – anche alcune compagnie teatrali ticinesi trovano ospitalità nel rinnovato teatro: il →Teatro Sunil con Aitestás (1998, →Festival internazionale del Teatro), →Margit Huber con Shaman (1998) e Un pinguino vola verso sud (rassegna TI-danza, 1999); la Compagnia →Tiziana Arnaboldi con La danza e il teatro si incontrano: omaggio a Jacques Lecoq (Ti-Danza, 1999); la →Compagnia Luganoteatro con La Piccola Commedia di Arthur Schnitzler (2000); la compagnia del →Teatro dialettale alla RTSI con Volo CH004 di →Flavio Maspoli (in occasione della sessione primaverile delle Camere Federali in trasferta nel Ticino, 2001).


Dati tecnici

Lo stabile è sito in Piazza Governo 11, a Bellinzona. Il progetto è dell’architetto milanese Giacomo Moraglia (1791-1860), noto esponente del tardoclassicismo lombardo; diresse i lavori l’ingegnere Giovanni Rocco von Mentlen. L’interno presenta una pianta a ferro di cavallo, con sistemazione a palchi, a piombo uno sull’altro, nella tradizione del "teatro all’italiana". Nel corso degli anni l’edificio ha subito numerosi interventi: nel 1894 si aggiungono due corpi sulla fiancata occidentale, trasformati nel 1897 in una nuova ala. Altri importanti lavori si attuarono nel 1919 su progetto dell’architetto Enea Tallone: decorazioni in gesso vengono applicate negli ambienti d’ingresso e il pittore-decoratore Luigi Faini ridipinse la volta della sala (originariamente decorata da Giovanni Andreazzi). La successiva trasformazione in cinema implica l’abolizione delle suddivisioni tra i palchi, l’eliminazione dei dipinti sul soffitto e l’inserimento della cabina di proiezione al centro del loggione. Il restauro dell’edificio, su progetto dell’architetto Giancarlo Durisch, inizia nell’agosto 1993. L’intervento mira, laddove possibile, a ricondurre il T. alla concezione voluta da Moraglia, la parte scenica è invece riprogettata secondo i criteri stabiliti dallo scenografo →Peter Bissegger. Dopo il restauro, la capienza è di 307 posti a sedere ripartiti su due ordini di palchi, sei palchi di proscenio e un loggione.

Bibliografia

  • Simona Martinoli, Il teatro Sociale di Bellinzona (Guide di monumenti svizzeri SSAS), Berna, Società di storia dell’arte in Svizzera, 1997;
  • AA.VV., Il Teatro Sociale di Bellinzona. Uno spettacolo di Teatro, a cura di Renato Reichlin, Bellinzona, Fondazione Teatro Sociale di Bellinzona, 1997.


Autrice: Simona Martinoli



Fonte:

Maspoli, Simona: Teatro Sociale, Bellinzona TI, in: Kotte, Andreas (a.c.): Dizionario teatrale Svizzero, Chronos Verlag Zurigo 2005, vol. 3, pp. 1823–1824, vedi immagine p. 1823.

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